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  • 5 May 2016

Kibu: il videogioco del progetto Play for Inclusion che collega neuroscienze, pedagogia e psicologia

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Kibu: il videogioco del progetto Play for Inclusion che collega neuroscienze, pedagogia e psicologia

Mangatar partecipa alla prima conferenza di Play for Inclusion, nella quale verrà presentato Kibu, un’avventura grafica molto speciale attualmente in crowdfunding, e si approfondirà il legame sempre più forte tra videogiochi, apprendimento e potenziamento cognitivo.

Con l’intento di favorire l’inclusione attraverso le nuove tecnologie, nasce Kibu, un’avventura grafica per bambini dai 5 agli 8 anni. Kibu è il primo strumento del progetto Play for Inclusion, promosso dall’associazione di promozione sociale Diparipasso. L’associazione applica i risultati delle ricerche nell’ambito delle Scienze Cognitive, della Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione in tutte le sue attività e in game solution capaci di portare ogni bambino a sviluppare il proprio potenziale al meglio.

L’associazione Diparipasso è formata da psicologhe, ricercatrici, mediatrici culturali unite dall’obiettivo di voler ridefinire i concetti di uguaglianza, mirando alla valorizzazione delle differenze, in virtù del fatto che ogni individuo è un essere unico ed irripetibile. Considerando la diversità come un altro canale di apprendimento, il concetto di disturbo viene rivoluzionato per aprirsi a nuove possibilità.

Il progetto Play for inclusion fa leva sulle nuove abitudini emerse dalle ricerche italiane secondo le quali circa il 60% dei bambini dedica buona parte del tempo ai videogiochi , mentre più del 70% dei bambini sotto i dieci anni usa abitualmente smartphone e tablet dei genitori. La tecnologia gradualmente si offre come terreno favorevole per stimolare la crescita psicologica e tre ricercatrici dell’associazione colgono questo spunto per realizzare qualcosa di grande valore, uno strumento in grado di aiutare efficacemente i bambini nel loro percorso di crescita.

Come ha recentemente dichiarato Asi Burak, presidente di Games for Change:

We will see games everywhere around us. I’m not explicitly talking about ‘gamification’ or thin applications that strip games of their depth. We will see deep and immersive experiences that will transform learning in and outside of school, workforce training, medical treatment, social interactions, how people practice and rehearse real-world skills, and of course, entertainment.

Trovando conferme scientifiche e sociologiche alla loro intuizione, le tre ricercatrici dell’associazione, Caterina Bembich, Francesca Postiglione e Marilina Mastrogiuseppe, puntano tutto sul concetto di inclusione: Kibu è un gioco che coinvolge sia i bambini normodotati sia i bambini interessati da sviluppo atipico o in particolari condizioni socioculturali. I piccoli giocatori troveranno attività specifiche e personalizzate all’interno del videogioco attraverso cui potenziare le loro funzioni cognitive di base. A beneficiare di questa azione, potranno essere le aree superiori di linguaggio, comunicazione e lettura.

Il progetto è stato selezionato per partecipare all’iniziativa Dream Team promossa da Giffoni Innovation Hub. Per dieci giorni un team esteso si è concentrato sulla realizzazione di una demo del videogioco. Attualmente, il progetto è presente sulla piattaforma di crowdfunding TIM WithYouWeDo. Una volta raggiunti i fondi necessari, inizierà il lavoro di sviluppo e la sperimentazione su un campione di bambini dai 5 agli 8 anni con diversi profili neurocognitivi. Lo sviluppo del videogioco, pensato per tablet e smartphone, passerà agli studenti del Master in Videogame Development dell’Università degli Studi di Verona, sotto la guida di alcuni docenti, tra cui Umberto Castellani, ricercatore e direttore del Master, e Diego Zamprogno.

giffoni_team

Sabato 7 maggio inizia il tour di conferenze per raccogliere fondi per il progetto. Si partirà da Angri, con la presenza dei CEO di Mangatar e Spinvector, per poi proseguire in tutta Italia.

Kibu
Diparipasso
WithYouWeDo

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